20070724

buttitta, ignazio

Un populu mittitilu a catina,
Mettete un popolo in catene,
spugghiatilu,
spogliatelo,
attupatici a vucca,
tappategli la bocca,
è ancora libiru.
è ancora libero.
Livatici u travagghiu,
Levategli il lavoro,
u passaportu,
il passaporto,
a tavula unni mancia,
la tavola dove mangia
u lettu unni dormi:
il letto dove dorme:
è ancora riccu.
è ancora ricco.
Un populu
Un popolo
diventa poviru e servu,
diventa povero e servo,
quannu ci arrobbanu la lingua
quando gli rubano la lingua
addutata di patri:
adottata dai padri:
è persu pi sempri.
è perso per sempre.
Diventa poviru e servu
Diventa povero e servo
quannu i paroli non figghianu paroli
quando le parole non figliano parole
e si mancianu tra d'iddi.
e si mangiano tra di loro.
Mi nn'addugnu ora,
Me ne accorgo ora,
mentri accordu a chitarra du dialettu
mentre accordo la chitarra del dialetto
ca perdi na corda lu iornu.
che perde una corda al giorno.


3 commenti:

novalis ha detto...

Ho assistito a un suo "spettacolo" o meglio "orazione" nel lontano 1976 nella biblioteca di Oriago (VE) (paese che mi ha dato i natali) organizzato da Gualtiero Bertelli (suo amico). Ricorderò fin che vivo l'emozione che mi ha suscitato, nel vedere la sua grande umanità. Questo piccolo grande uomo, all'epoca non proprio giovanissimo (non so se sia ancora vivo) mi ha lasciato un segno indelebile del suo grande "trasporto" per la sua terra e per la sua gente, oppressa dalla mafia.
Persona UNICA e Sensibile

paola ha detto...

La poesia e' davvero bellissima e anche letta in lingua ha un suo fascino.
Per novalis: ho letto in rete che non e' ancora vivo (19/09/1899 - 5/04/1997).
Grazie per questa "perla"
buona giornata

DEMA ha detto...

STUPENDO. VERO.

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